Gabriella Crespi

 

 

 

 

Gabriella Crespi nasce nel 1922 da una illustre famiglia. La madre, Emma Caimi-Pellini, era designer di gioielli con un proprio atelier, il padre ingegnere meccanico. Nel 1950, la madre di Gabriella partecipa alla Triennale di Milano vincendo il secondo e terzo premio nella sezione "Bijoux d'autore" e nel 1951 espone le sue creazioni da Saks a New York. In un certo qual modo Gabriella seguirà le orme artistiche della madre. Dopo il diploma, conseguito al Liceo artistico dell’Accademia di Brera, nel 1944 si iscrive ad architettura al Politecnico di Milano. In questo periodo sarà molto coinvolta dall’esperienza progettuale di Le Corbusier e Frank Lloyd Wright.

Lo svizzero Le Corbusier (1887-1965), pseudonimo di Charles-Edouard Jeanneret-Gris, trasferitosi a Parigi, aveva fondato la rivista Esprit Nouveau. Teorico e pittore, oltre che progettista, è considerato uno dei grandi innovatori del nostro secolo.

Frank Lloyd Wright (1867-1959), statunitense, architetto, urbanista e teorico dell'architettura, dovrà la sua fortuna critica all'uso geniale della asimmetria e dissonanza, elaborando una metodologia progettuale in calzante sintonia con il pensiero più avanzato della nostra epoca.

 

 A Milano, Gabriella conosce Giuseppe Maria Crespi, di ricca famiglia lombarda, imprenditori tessili e comproprietari del Corriere della Sera, un matrimonio contratto nel 1948 che entrerà presto in crisi, nonostante la nascita dei figli Gherardo ed Elisabetta. Inizia la carriera di designer negli anni Cinquanta con una produzione di oggetti e lampade realizzati di sua mano, che vende agli amici.

 La figlia di Gabriella, Elisabetta, ci racconta: « I primissimi oggetti realizzati da mia madre li abbiamo sempre conservati, usava il velluto, realizzava scatole bordate con fregi, oppure presse papier con stemmi e orologi antichi applicati ». Oggetti d'arredo in cui l'elemento d'epoca veniva riportato a nuova vita, costruito con grande stile e attenzione al minimo dettaglio, in un periodo in cui la borghesia amava contornarsi di oggetti unici da poter esibire in casa, soprammobili da tavolo o da consolle.

Incoraggiata dal successo ottenuto, aveva cercato dei bravi artigiani a Milano, gli ultimi eredi delle botteghe settecentesche, grazie ai quali darà vita ad una produzione di oggetti, lampade e sculture d'acciaio, la “Small Lune Collection”, a forma di luna.

 

 

Lampada "Lune", ottone nichelato

 

Nel 1953, Milano, ancora segnata dai bombardamenti aerei, ospita nel Salone delle Cariatidi una mostra di Picasso, una settantina di dipinti, tra cui Guernica, a monito delle future generazioni.

Dagli inizi degli anni Sessanta Gabriella Crespi realizzerà per casa "Dior" gioielli (orecchini, collane, bracciali, fibbie), oggetti per la casa e servizi per la tavola (candelieri e posate, piatti e coppe) - anche Mobili, a partire dagli anni Settanta. Aderisce a una tradizione di solida qualità artigianale, che unisce il comfort all'eleganza da cui traspare un grande amore per i materiali. L'alto livello esecutivo ne precluderà la produzione industriale. Sono realizzazioni esclusive di valenti artigiani e rappresentano il più riuscito tentativo di trasformare un oggetto d'uso in un mobile-scultura. Gabriella Crespi, per sua scelta non ha mai partecipato a un Salone del Mobile né a una Fiera espositiva. Numerose però saranno le pubblicità ai lavori di Gabriella Crespi, apparse su Casa Vogue, Loeil e Gran Bazaar.

 

 

Lampada da tavolo in ottone e bambù

 

 

Lampada a stelo "Fungo" della serie "Rising Sun", in ottone e bambù, 1974 circa. H. 170.

Asta Phillips, Londra 2015.

 

 

 

 

Cervo in legno scolpito

 

Cervo in bronzo dorato, con vetro soffiato Barovier & Toso 

 

 

Utilizzerà legno e lacche, accostati a metalli dall’effetto prezioso quali ottone dorato e acciaio inox, ma anche cristallo, marmo e bambù disposto in lunghissimi raggi.

 

Amo il giunco
S'innalza verso il cielo cercando l'Infinito
e nel vento
come umile figlio della terra s'inchina

(G.C.)

 

Negli anni Sessanta i mobili in giunco e canna d'India sono particolarmente apprezzati in Italia. Riscoperti e riproposti in una veste completamente rinnovata, per Gabriella diventano oggetto di sperimentazione. L'accoppiamento del giunco, la cui flessibilità permette di realizzare forme ampie e confortevoli, con il metallo, le ha consentito una ricerca di forme che esulavano dal linguaggio tradizionale.
 

Trasferitasi a Roma dopo la separazione dal marito, nel 1964 apre un suo showroom a Palazzo Cenci, un palazzo rinascimentale situato nel centro storico, vicino alla Piazza delle Cinque Lune. Affreschi raffiguranti Venere e Adone ornano il soffitto di Filippo Lauri (1623-1694). Ogni anno, in sale che mutano di scenario, Gabriella presenterà una nuova collezione di altissimo livello - gli inviti sono selezionatissimi, parteciparvi diventa motivo di privilegio. La stupenda sede di Palazzo Cenci diventa presto un punto di riferimento per l'aristocrazia romana. La frequenteranno gli Orsini, gli Aldobrandini, i D'Urso, i principi Ruspoli, la principessa Shams Pahlavi, i Gallarati Scotti, Audrey Hepburnm, Hubert de Givenchy, l'avvocato Sansone e molti altri nomi illustri.

Nel 1965, presenta in questa sede un prototipo di poltrona, "Onda", in poliuretano espanso senza struttura interna. La messa in produzione di questa poltrona avrebbe richiesto un ordine di centinaia di pezzi alle fabbriche di schiuma plastica e questo passaggio alla produzione industriale non convince Gabriella Crespi, che preferisce abbandonare il progetto.

 

 

 

Lampada da tavolo in bronzo dorato e uovo di struzzo "Tre struzzi"

 

Nel 1968, in rappresentanza del design italiano dell’epoca, viene presentato a Dallas il prototipo del suo primo “Plurimo”, mobili studiati per mutare nello spazio - omaggio all'artista Emilio Vedova. Complessivamente, tra il 1970 e il 1982, ne verranno realizzati venticinque modelli diversi, senza contare le varianti di materiali.

Una serie di mostre, tra Stati Uniti, Europa e Medio Oriente, contribuiranno al successo di Gabriella Crespi fuori dai confini italiani: Dallas (1968), New York e Hong Kong (1969), Madrid e Barcellona (1970), Ginevra e Rio de Janeiro (1971), Bruxelles e Monaco (1973), Vienna (1974), Parigi (1975), Chicago (1977), Caracas (1978), New York (1980).

Un selezionato numero di gallerie in tutto il mondo proponeva le sue collezioni.

Le sue realizzazioni entrano nelle residenze di personalità illustri del tempo, come lo scià di Persia e la principessa Grace di Monaco.

 

 

In questo periodo realizzerà anche le lampade-scultura "Obelischi".

 

"Tavolo Scultura"

"Tavolo Scultura" ottone

"Tavolo Scultura" acciaio e legno laccato

"Tavolo Scultura" acciaio spazzolato

 

 

 

 

Tavolino da caffè in ottone con piano scorrevole, 1970 circa. Asta Christie's New York, 2005


Nel 1970 Elisabetta Crespi, figlia di Gabriella, inizia la collaborazione nella produzione dei plurimi "Tavolo 2000", "Cubo Magico", "Tavolo Dama", e "Tavolo Scultura".

 

 

Tavolo "2000", della serie "Plurimi", acciaio inossidabile. progettato nel 1970. Asta Sotheby's Parigi, 2020.

 

 

Forse grazie a questo fidato supporto Gabriella decide di lanciare contemporaneamente tre linee di prodotti molto diversi tra loro: Plurimi, Lune, Unicum e Animali, ai quali si affiancherà nel 1973 la collezione Rising Sun e nel 1974 le collezioni Jewelry e Gocce Oro.

 

 

tria

Tavolo "Dama", legno lamellare. Per Christian Dior, 1975 circa. Asta Sotheby's New York, 2020.

 

Tavolino, legno lamellare verniciato, 1975 circa.

 

Lampade piantane "Caleidoscopi"

 

"Lune" in marmo peperino


Nello stesso anno nascono “Caleidoscopi” e “Lune”,
 leitmotiv della particolare poetica di Gabriella. Nelle “Lune”, vere sculture in pietra, viene utilizzato il travertino, il peperino marino, il marmo di Persia, montati su metallo o plexiglas.

Sempre del 1970, una sfera portafotografie, dotata di lente di ingrandimento su un supporto di ottone dorato e "Sfera 8 Lune".


Nel 1972 viene presentato il "Divano Quick Change" e tra il 1972 e il 1974, la linea "Z".

 

 

 

 

Carrello portavivande "Z" della serie "Unicum", acciaio satinato e vetro. 1972.

 

 

Rinoceronte in bronzo dorato con vetro soffiato Barovier & Toso

 

Delfino in metallo argentato e corno

 


E' tra il 1970 e il 1974 che Gabriella Crespi realizza i suoi lavori a cera persa più importanti, tra cui la serie degli “Animali”, sculture in bronzo dall’approccio fiabesco, le collezioni “Gioielli” e “Gocce Oro”, le lampade “Caleidoscopio” (1970), e la scultura “My Soul” (La mia anima).

 

“My Soul”

 

Fiore con vetro soffiato Barovier & Toso

 

 

Orso in bronzo dorato con vetro soffiato Barovier & Toso

 

Pinguino in bronzo dorato con vetro soffiato Barovier & Toso

 

A Murano, contatta Nason Moretti e poi Barovier & Toso, per realizzare componenti di vetro da utilizzare nella realizzazione di animali, saliere, zuccheriere, brocche e porta caviale. Per le stoffe delle sue poltrone e divani si serve nel negozio di tessuti più elegante di Milano, "Fede Cheti".

 

  

Airone e Cinghiale con vetro soffiato Barovier & Toso

 

Struzzo, bronzo dorato, uovo di struzzo, 1973/74. Asta Phillips, Londra 2016.

 

Cavolo cappuccio con lumache, della serie "Cesello", ottone. 1970 ca.

 

Portacandele, vetro-ottone. 1973 ca.

 

 

Nel 1973 inaugura uno showroom a Milano, in via Montenapoleone. Nonostante Gabriella continui a vivere a Roma con i suoi figli, sarà spesso a Milano per incontrare i suoi clienti e seguire il lavoro dei suoi artigiani. Nel capoluogo lombardo stabilisce la sede della sua azienda e affitta un prestigioso appartamento situato nel cuore della città. Dalla sua terrazza a due livelli, contempla il cielo, i tetti e la sublime architettura del Duomo. Il talento di Gabriella è quello di produrre oggetti di grande perfezione di linee e volumi con materiali bellissimi che si adattano sia all'antico che al contemporaneo.
Nello stesso 1973, assieme alla figlia Elisabetta, compie un viaggio in Cina, dove acquista oggetti antichi, stampe e tessuti. Al rientro da questo viaggio in Oriente, madre e figlia faranno tappa a Delhi, per qualche giorno. Gabriella ne rimane affascinata e si ripromette di ritornare in India. Questo avverrà soltanto alla fine del 1987.

 

Gabriella Crespi - Tavoli in bambù e ottone

 

 

 

Divano "Quick Change" della serie "Plurimi", alluminio anodizzato ottone, tessuto - 1972 ca. Asta Phillips, Londra 2015.

 


Tra il 1973 e il 1975 nasce la collezione “Rising Sun”, realizzata con l'uso di bambù ed ottone, di cui fanno parte le celebri lampade "Fungo"; disegna il “Quick Change Sofa”, e della linea “Z”, “Z Bar” e “Z Desk” (quest'ultimo in più versioni).

 

Tavolo basso a tre piani della serie “Rising Sun”

 

Vassoio in bambù e ottone

 

"Lampade Fungo" in ottone e bambù

 

     

"Lampade Fungo" in ottone e acrilico

 

 

 

 

"Z Desk"


"Z Desk"

 

Tavolo "Ellisse" in travertino

 

 

 Nel 1975 progetta il tavolo "Foglie di Loto", nel 1976 vengono prodotti i nuovi plurimi "Ellisse" e "Cubo Tondo", la collezione “Sheherazade” e le “Stone Sculptures”.

 

 

Tavolino "Cubo Tondo" della serie "Plurimi", ottone, legno laccato. 1979 circa. Asta Sotheby's Londra 2018.

 

 

Mobiletto con specchio "Gotico"

 

Specchio "Gotico", 1977

 

"Menhir", mobiletto bar

 


Nel 1978 nasce il "Menhir", blocco-libreria e della stessa serie un mobiletto bar, nel 1979 il mobile e il tavolo “Yang Yin”.

 

 

 

Tavolo regolabile Yang-Yin, 1979. Ottone, legno verniciato. Asta Phillips, Londra 2015.

 

 

La dualità è forse il linguaggio distintivo di Gabriella - quale riconoscimento di questa fondamentale natura delle cose, tra materia e spirito.

 

"La Pluralità danza sul seno dell'Unità, la Materia gioca nel cuore dello Spirito".

(Gabriella Crespi)

 

 

Lune incrociate in rame e acciaio

 

 

« Gabriella Crespi sente in sé le forze di Yang e Yin. È così che i cinesi chiamano la dualità cosmica della creazione di cielo e terra, uomo e donna, fuoco e acqua. Contrapposti che si attraggono e che, come avviene con i Plurimi, si fondono tra loro. » (Veit Mölter)

 

 

 Le realizzazioni di Gabriella Crespi sono esclusive, spesso pezzi unici o prodotti in poche copie, firmate e numerate. I suoi mobili sono tutti brevettati. L’accuratissima esecuzione artigianale italiana si evidenzia negli ingegnosi meccanismi che ne decretano il funzionamento, ogni particolare è curato fino al raggiungimento della perfezione.

 

Lampada a sospensione "Fungo" della collezione "Rising Sun" 


Tra il 1979 e il 1980 ancora nuovi 'Plurimi': "Blow Up", "Eclipse", "Sit & Sip", due tavoli scolpiti, "Ara", in legno massello, "Lunante", in travertino e lavagna e il tavolino multipiano “Ninfee”, in cedro del Libano e il blocco-libreria “Menhir”. Di particolare menzione uno scrittoio-libreria, parte della collezione “Yang Yin”, in acciaio lucido e plexiglas, composto da due parti utilizzabili chiuse o aperte, che celano al loro interno cassetti e scaffali.

 

«.. la raffinata Gabriella Crespi numera e firma mobili e suppellettili che sono, come negli anni trenta, vere e proprie sculture, presenze plastiche rivestite di ottone, di lacca o scavate nel cedro del Libano. » (Guido Guerrasio, 1981)

 

 

“Punto ‘83” - Foto Maurizio Montanari


Nel 1982 Gabriella realizza in un unico esemplare il suo ultimo "Plurimo", il “Punto ‘83”, un tavolo costruito in acciaio inox e rete, con ripiani girevoli a forma di petalo, che verrà esposto nello stesso anno a Milano nella sala del Cenacolo al Museo della Scienza e della Tecnica, nell’ambito della Mostra “I Plurimi di Gabriella Crespi”, presentata da Vanni Scheiwiller. La mostra proporrà, in un suggestivo allestimento, alcuni pezzi iconici realizzati a partire dal 1970.

 

 

 

« I mobili di Gabriella Crespi hanno una notevole forza di seduzione anche se al primo approccio possono sconcertare il visitatore sprovveduto (o prevenuto) perché apparentemente contraddittori. Sono invece, a loro modo, perfettamente post-moderni per la critica elegantissima che essi fanno, nella loro massiccia solidità, alla fragilità del mobile moderno. Post-moderni perché mobili che cedono al fascino della solidità, del peso specifico, al richiamo dell’archeologia e qualche volta, dell’esotismo, frutto questo dei suoi tanti viaggi in ogni parte del mondo. Nei mobili di Gabriella Crespi provi il piacere della materia naturale ma sempre preziosa ... Mobili mobilissimi per diventare infine mobili plurimi. Mobili a sorpresa che come per un gioco magico si aprono, si chiudono, si cambiano, si trasformano: ‘Apriti Sesamo’ » (Vanni Scheiwiller, 1982)

 

 

 

« Gabriella Crespi, una grande donna che ha avuto
la rivelazione della creazione artigiana.
Il rigore del suo stile è temperato dal gioco dei materiali che usa e che sa animare con la complicità della luce. La sua arte di grande creatrice ha già fatto scuola.
» (Jacques Couëlle - architetto e scenografo)

 

 

 

« Parlare del mio lavorosignifica parlare di come io sento ciò che mi circonda e ciò che è necessario. Così un’idea, un disegno nasce lontano dal mio lavoro di routine e inizia non appena si crea intorno a me l’isolamento, per me la materia è plasmata innanzi tutto dal pensiero e da quella parte inconscia così importante che è in noi, non disgiunta da una realtà di vita attuale che può determinarne la realizzazione. » (Gabriella Crespi per Il Mobile, dicembre 1983)
 

 

È raro che un mio mobile abbia solo una funzione; questa caratteristica nasce da una grande e continua ricerca di infinito. Ed è per questo che i miei mobili-scultura si muovono leggeri nello spazio, siano essi di ottone, acciaio, scolpiti in grandi massi di legno o pietra, oppure di umile canna di bambù. Nei miei lavori un fulcro centrale genera un movimento rotatorio di più elementi in espansione. A volte sono invece i piani in estensione che danno il senso di infinito, di non limite. La materia per me è plasmata innanzitutto dal pensiero e da quella nostra parte inconscia, non disgiunta dalla realtà della vita attuale, che ne determina poi la realizzazione.

 (G. C.)

 

 

Nel 1987, assecondando un percorso di ricerca spirituale, decide di lasciare Milano e si reca in India, sulle pendici dell'Hymalaia, dove conosce Sri Muniraji, che diverrà il suo Maestro spirituale.
Vivrà quasi stabilmente in India per circa vent’anni.
Nel 2005, Gabriella rientra definitivamente in Italia e scrive il libro “Ricerca di Infinito, Himalaya”, pubblicato nel 2007, in cui racconta le sue esperienze spirituali.

Il 3 aprile 2005 la giornalista Elaine Mayers Salkaln la intervista per il New York Times Style Magazine.

"Durante gli studi di architettura presso il Politecnico di Milano, ero innamorata di Le Corbusier e Frank Lloyd Wright". 

« Nel 1945 Gabriella Crespi era già su un sentiero spirituale, avendo trascorso molti mesi alla fine della guerra in isolamento nelle Ebridi, al largo della costa della Scozia. Il desiderio di silenzio e di infinito era già nato dentro lei. Ha conosciuto il marito, Giuseppe Maria Crespi, in un tennis club di Milano. Dopo il loro matrimonio nel 1948, visse con la sua famiglia, una delle più ricche d'Italia. I Crespi costruirono un enorme impero tessile e possedevano il quotidiano Corriere della Sera

Gabriella Crespi, a 82 anni può vantare di essere stata designer, artista, produttrice, genio del marketing, mondana glamour e, dal 1987, ardente seguace di Shri Muniraji, un guru indiano.

L'appartamento di Crespi è un omaggio al suo acume progettuale: il suo tavolino ellittico in ottone è circondato dalla sua seduta Quick Change, che si trasforma in un letto; il suo tavolo da pranzo in bambù, con il suo motivo a raggiera, ha il cachet di intricati intarsi ed è completato da una sensuale credenza in ottone con estremità curve. Sulla terrazza ci sono diversi raggruppamenti dei suoi mobili in bambù con fioriere abbinate, e le sue lampade in ottone sono in ogni stanza. 

Crespi non aveva una fabbrica e nemmeno uno studio separato. Realizzava disegni dettagliati a casa e li portava a vari artigiani in giro per Milano, dove, a quei tempi, un designer poteva inventare un pezzo sensazionale e avere rapidamente un prototipo realizzato, a volte dall'oggi al domani, da un falegname o un fabbro. Ad esempio, per realizzare le sue stoviglie e le sue collane - chiamate Gocce d'Oro - scolpiva modelli in cera, e altri realizzavano gli stampi; i suoi uccelli e animali, compreso il suo struzzo gigante, con un vero uovo di struzzo nel ventre. Oppure realizzava sculture in argilla, che poi venivano utilizzate per creare stampi per quegli oggetti che venivano fusi in bronzo e poi placcati in argento o oro.  La multifunzionalità dei suoi mobili è un marchio Crespi. Ha realizzato tavolini che si alzavano fino all'altezza da pranzo, librerie che sono diventate divisori di stanze, sedute che si sono trasformate in letti. Nella sua collezione Yang Yin (1979), una scrivania cilindrica si apriva a conchiglia per rivelare un contenitore. C'era anche un bar Yang Yin e un armadio a pavimento, come un baule da piroscafo, con appendiabiti da un lato e cassetti dall'altro.

C'è un rinnovato interesse per i suoi mobili e accessori - circa 1.500 in tutto, comprese lampade, argenteria e gioielli, in una vasta gamma di materiali, dal metallo, legno, marmo e bambù, conchiglie e pietre preziose. Prodotte principalmente negli anni '60 e '70, le sue creazioni hanno abbellito alcune delle case più eleganti del mondo. 

Oggi, i suoi mobili e oggetti decorativi raggiungono prezzi elevati, poiché il mondo del design sposta la sua attenzione dal francese della metà del secolo all'italiano. Suzanne Demisch, commerciante newyorkese di mobili del XX secolo, che ha venduto diversi pezzi di Crespi, considera il suo lavoro "molto più innovativo di quello che facevano allora gli altri italiani" ». (Elaine Mayers Salkaln, 2005)

 

 

Nel 2008, Gabriella acconsente, per Stella McCartney, alla riedizione di una serie limitata di alcuni suoi gioielli degli anni '70. Il ricavato è stato donato allo Shree Baba Haidakhan Charitable and Research Hospital di Chilianaula, in Himalaya, ospedale specializzato nella cura degli occhi, fondato dal suo maestro Sri Muniraji.

 

 

Nel 2011 Palazzo Reale gli dedica a mostra antologica "Il Segno e lo Spirito", promossa dal Comune di Milano-Cultura e del Gruppo Mediolanum Farmaceutici Spa.

 

 


Nell'aprile 2012 nasce la "Gabriella Crespi Srl" con l'obiettivo di promuovere le nuove creazioni dell'Artista-Designer e nello stesso anno viene costituito, da Elisabetta Crespi, figlia dell'artista, l'"Archivio Gabriella Crespi"
con lo scopo di promuovere, diffondere e tutelare le creazioni dell’Artista-Designer. A fronte di una crescente circolazione di opere contraffatte, Elisabetta Crespi  ha provveduto alla catalogazione di oltre duemila opere disegnate dalla madre a partire dalla metà degli anni ’50. L’Archivio provvede anche all'autenticazione delle opere dell’Artista, garantendone così l’autenticità.


Nel 2013 è stata presentata una nuova edizione limitata del “Tavolo Scultura” in una nuova versione realizzata in marmo Nero Belga.

Tavolo "Ellisse"

 

Sedia pieghevole


In occasione del Salone del Mobile 2015, nella Galleria Rita Fancsaly di Milano, Gabriella Crespi ha presentato “New Bronze Age”, una serie di nuove edizioni limitate realizzate per la prima volta in bronzo: "Ellisse", "Dama", "Yang Yin", Console U, "Z Desk".

Il tavolo "Ellisse" verrà realizzato anche nelle versioni "Ellisse travertino" ed "Ellisse travertino persiano". 

 

 

 

Mobile bar "Yang-Yin"

 

 

 

"Console U"

 

 

 

Tavolino con bar a scomparsa della sere "U", legno rivestito in ottone

 

 

 

 

 

" Organizzare questa mostra è stato per me un privilegio, oltre che un'esperienza elettrizzante. A stretto contatto con Gabriella ed Elisabetta Crespi, ho avuto modo di assistere e partecipare attivamente alla creatività di questa straordinaria designer "

 

Tavolo "4H Puzzle table" blu

 

Tavolo "4H Puzzle table" rosso

 

Nello stesso anno nasce, in sodalizio con l’architetto Franco Deboni, "4Hand Puzzle Table" in soli due esemplari, uno con il piano in tessere di vetro blu e l’altro in rosso.

 


« Conoscevo il lavoro di Gabriella Crespi fin da quando ero studente d'architettura, nei primi anni Settanta. Ero rimasto affascinato da alcuni suoi mobili dalle forme purissime, eseguiti per lo più in metallo, con curiosi sistemi di aperture invisibili, diversi da tutto quello che veniva fatto all'epoca. A distanza di anni, oggi possiamo riconsiderare con obiettività il suo lavoro, constatando che alcune sue opere sono quasi senza tempo, vivono di vita propria, senza poter essere assimilate ad un qualsiasi movimento che ha attraversato il XX° secolo, ma che invece hanno influenzato tutta una serie di designer attivi specialmente in area romana negli anni Settanta e Ottanta.

Fu quindi per me un grande piacere avere l’occasione di incontrarla personalmente, nella sua splendida casa di Milano, su invito della figlia Elisabetta, curatrice dell’archivio Crespi, che per l’occasione mi aveva anche chiesto di portare della documentazione relativa ai miei lavori in vetro di Murano. Dopo avere considerato con interesse i miei lavori, e dopo una breve consultazione con la figlia, mi fu fatta una proposta operativa oltremodo interessante: partendo dal materiale dei miei vasi, mi chiesero di realizzare i piani di un suo celebre tavolo componibile, il modello “Puzzle”, uno dei pezzi più iconici delle sue produzioni, in modo da risultare entrambi autori di questa variante, da chiamarsi appunto “4hands”.
Confesso che tale proposta mi lasciò un attimo perplesso data l’estrema difficoltà di mantenere le policromie che solitamente ottenevo sui miei vasi, considerando che lavorare su lastre piane richiede tecniche di lavorazione diversissime, e le materie usate
reagiscono in maniera diversa: sicuramente un grande problema da risolvere, ma grande fu il mio orgoglio professionale, per essere stato scelto in tal senso.
Uscii da quell’incontro con la precisa sensazione di avere conosciuto un personaggio dal carisma straordinario, nonostante l’età avanzata, capace di infonderti pace ed energia creativa con la sua semplice presenza, ed ulteriormente gratificato del fatto che avesse scelto me, per la prima volta nella sua carriera, per un'opera che si sarebbe appunto chiamata “A quattro Mani”.
Dopo il nostro incontro, ebbi modo di approfondire la conoscenza di Gabriella Crespi attraverso la lettura del suo libro “Ricerca d’infinito - Himalaya”: non parlava di design, ma di sue ricerche spirituali, che avevano caratterizzato la sua vita, sin dalla giovinezza, e
che avevano trovato appagamento in una sua quasi ventennale permanenza alle pendici dell’Himalaya.
Tale lettura mi pose in uno stato di predisposizione mentale tale da permettermi di entrare in maggiore sintonia con le sue opere di design, in particolare con il famoso tavolo, oggetto del nostro progetto a quattro mani, e quindi mi recai a Murano per cercare di avvicinarmi, con il mio vetro, quanto più possibile, ad un qualcosa che ben interpretasse le sue e le mie ispirazioni.
Tornai a Milano con alcuni campioni di conglomerati nuovi, li feci vedere alla Gabriella Crespi, ed alla fine lei scelse un materiale nei toni del nero e turchese, con lievi riflessi metallici, molto vicino al vetro dei miei vasi, e come seconda ipotesi un vetro rosso molto particolare, attraversato da screziature che lo rendevano simile a pietre dure: in seguito capii che il colore rosso aveva comunque una valenza particolare, legata ai suoi percorsi spirituali. Ritornato a Murano iniziai con i miei vetrai l’esecuzione delle formelle, operazione non semplice, che spesso richiese il rifacimento dei pezzi, perché non sempre corrispondevano alle aspettative. Dopo lunghi sforzi alla fine raggiunsi dei risultati che sia io che la signora Crespi, trovammo molto soddisfacenti, e quindi li esponemmo nella galleria milanese di Rita Fancsaly, in concomitanza con il “Salone del Mobile”.
I due tavoli “4hands” riscossero un notevole successo, essendo di grande impatto, caratterizzati come sono dalla purezza di linee e dalla preziosità dei materiali: la versione rossa trova oggi collocazione in una collezione americana, mentre abbiamo tenuto l’altro esemplare a Milano, in attesa di presentarlo ad una grande mostra retrospettiva, bloccata momentaneamente dagli eventi che hanno caratterizzato quest’ultimo anno.
Alla fine posso dire che si è trattato di un’esperienza creativa estremamente appagante, essendo riusciti ad armonizzare, in forma compiuta, le nostre potenzialità che, in apparenza, potevano sembrare inconciliabili, e che invece, all’atto pratico, hanno prodotto opere che vivono di vita propria, uniche ed inimitabili.
(Franco Deboni - Architetto, esperto di design del Novecento)

 

 

 


Nel 2016 Gabriella Crespi realizzerà il suo ultimo lavoro “Wave Desk”.
 

Si spegnerà nella sua casa di Milano, il 14 febbraio 2017.

 

« Il giorno 14 febbraio 2017 Gabriella Crespi, celebre creativa milanese, ci ha lasciato.
Con eleganza inimitabile, nel corso della sua lunga vita, ha saputo destreggiarsi negli ambienti più disparati, dalle fatue luci del jet set internazionale, dove comunque riuscì sempre a brillare come una stella di prima grandezza, senza per questo farsi coinvolgere troppo da mode e tendenze, sino alle esperienze mistiche più estreme, che la portarono, ad un certo punto della sua vita, a ritirarsi per quasi vent’anni alle pendici dell’Himalaya, per completare quella ricerca del sé, che l’aveva sempre affascinata e profondamente coinvolta.
La sua storia professionale, iniziata con studi d’architettura, in anni durante i quali ben poche erano le donne che intraprendevano una tale strada accademica, ritenuta dai più ad esclusivo appannaggio maschile, dopo un percorso creativo variegato, seppe raggiungere, negli anni ’70 e ’80, le vette più elevante di un design minimalista ed al tempo stesso sofisticato, senza per questo scordarne l’uso funzionale, ma anzi inventando soluzioni geniali che ne moltiplicavano le potenzialità di fruizione.

Volere inquadrare la sua opera entro gli angusti spazi di una qualche scuola o corrente, risulta praticamente impossibile: Gabriella Crespi ha rappresentato un episodio creativo a sé stante, unico ed inimitabile, caratterizzato da una forte componente spirituale, che solo in anni più recenti ha iniziato ad essere percepita per i suoi valori più profondi, che travalicano quelli che sono i limiti dell’elemento di arredo.
Ritiratasi ad un certo punto della sua vita, nel suo meraviglioso eremo, nel cuore di Milano, circondata dai segni tangibili dei suoi percorsi creativi e spirituali, fino in ultimo ha continuato ad occuparsi di progettazione: è infatti dello scorso anno la sua ultima creatura, lo “Wave Desk”, ideale prosieguo delle sue opere più essenziali.
La firma continuerà ad operare, sotto la guida della figlia Elisabetta, da sempre attiva collaboratrice della madre, prendendosi anche cura dell’Archivio a lei dedicato, che cura gli aspetti storiografici della sua opera, come altresì l’autenticazione dei suoi lavori passati
. »

(Franco Deboni per il "Giornale dell'Arte", 2017)

 

Nel 2018, Odoya pubblica Gabriella Crespi, Spirito e materia, arte e design, dove il giornalista  Pierluigi Masini documenta con scrupolosa attenzione, attraverso centinaia di appunti, fotografie, lettere e scritti messi a disposizione dalla figlia Elisabetta, la vita di questa straordinaria designer. Un testo affascinante, materiale in gran parte inedito, ricco di particolari della vita e della carriera di Gabriella, compresa l'esperienza mistica che la condurrà alle pendici dell'Himalaya accanto al suo maestro spirituale Sri Muniraji, discepolo di Sri Babaji, un giovane apparso nel giugno 1970 in una grotta, sacra da migliaia di anni, di fronte al remoto villaggio di Hairakhan, nell'Uttar Pradesh.

Sri Muniraji nasce nel 1929 a Ranikhet, alle pendici dell'Himalaya, da una famiglia religiosa della casta dei Rajput. Nel 1970 incontra Babaji ad Haldwani e da allora lo seguirà fino al 1984, quando questi abbandonerà il corpo fisico.

 

 

Babaji a sinistra e Sri Muniraji a destra, durante una cerimonia.

 

 

"Segno visibile a tutti del cammino spirituale di Gabriella Crespi è il "Silenzio". La dimensione meditativa era stata una sua aspirazione nei trent'anni di vita frenetica: nei successivi trenta diventa una pratica quotidiana. La normalità e non l'eccezione. Fa spazio alla preghiera e al silenzio. I momenti di isolamento che cercava sin da ragazza in Scozia o in Bretagna ora sono parte preponderante delle sue giornate. Un silenzio ricco di pensieri, di ricerca interiore rivolta a Dio. Il "Silenzio" è anche la regola di Sri Muniraji. Silenzio come pace della mente. Di lui i devoti dicono che «invita al silenzio direttamente e senza mediazioni, con la forza della sua sola presenza, la vibrazione del suo cuore, calmo e vuoto. Accanto a lui si entra automaticamente in uno stato superiore di coscienza, in un'altra dimensione della realtà, in un'aura di luce». La dimensione spirituale che si instaura tra G.C. e il suo guru non ha bisogno di troppe parole, poggia sul silenzio e sulla comunicazione interiore." (Pierluigi Masini - Gabriella Crespi, Spirito e materia, arte e design

 

In una sua poesia di molti anni prima, Gabriella Crespi scrive:
 

Non lasciarti distrarre da colui che parla.
La sua confusione diventerà la tua confusione.

Concentrati forte il suo blaterare è peggio dell'uragano fra gli alberi ti toglierà dalla tua strada
come radici dalla terra.
Distoglierà dall'essenza che ogni cosa porta in sé
e recherà grande danno
anche se il suo parlare non significa nulla.

 

 

Conclude Pierluigi Masini: " La sua storia mi ha catturato e mi ha portato a ragionare sulle cose importanti della vita, nell'epoca della distrazione di massa che viviamo. A fare delle scelte. La prima é stata raccontare la sua vita in un libro. Il suo è il percorso di un'artista e designer e anche di una donna di grandissima spiritualità. Un esempio affascinante, anche per chi non crede ma sente che le cose hanno comunque un'anima. Un libro deve lasciarti un messaggio. Uno solo. Il messaggio di questo libro sulla vita di Gabriella Crespi è che cambiare si può. A qualsiasi età si può scegliere di seguire la propria strada, qualunque sia. Non serve un'altra vita, serve usare bene questa. Si possono abbandonare gli agi e le ricchezze. Il proprio status. Le sicurezze e le zone di comfort che ci siamo costruiti. «Qual è il suo piacere più grande?» chiesi a G.C. nell'ultima intervista. «Ricominciare da zero». Aveva novantaquattro anni. "

 

 

 

Rita Fancsaly

 

 

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Bibliografia di riferimento:

Pierluigi Masini - Gabriella Crespi, Spirito e materia, arte e design. 2018

Flash Art, V maggio/giugno - Emanuela Nobile Mino, Gabriella Crespi, The new golden age, 2014;

Gabriella Crespi. Il Segno e lo Spirito. Electa 2011;

Casa Vogue novembre 1980 - Il ritorno delle colonne - Yang Yin;

Casa Vogue dicembre 1979 - Dal Salone del Mobile di Milano il nuovo degli anni '80;

Casa Vogue novembre 1978 - Dove abitano, dove lavorano gli architetti;

Loeil, novembre 1978 - Structures lumineuses, éléments des décor;

Casa Vogue novembre 1976 - Come abitano i collezionisi, Ellissi nello spazio;

Casa Vogue giugno 1974 - Cosa c'è di nuovo nei mobili trasformabili

 

Sitografia:

https://www.gabriellacrespi.it/biography

http://www.ritafancsaly.com/it_biografia/15/Gabriella_Crespi.html

 

Crediti fotografici:

Archivio Gabriella Crespi; Rita Fancsaly Gallery; Casa Vogue; Loeil; Phillips.

 

 

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