Augusto Gheduzzi (Crespellano 1883 – Piossasco 1969)

 

Flavio Bonardo


 

 

 

 

Augusto Gheduzzi - Autoritratto con cappello, 1919 - Già mercato antiquario

 

 

 

Il Dizionario della Lingua Italiana alla voce –Dinastia- recita: “Seguito di discendenti di una famiglia che si succedono nello svolgimento della stessa attività”. Fra le tante ci sono anche quelle di pittori: più numerose un tempo e meno oggi. Ricordiamo tra le più importanti quella del Ghirlandaio a Firenze (Rinascimento) con Domenico (capostipite) David, Benedetto, Ridolfo. Tra il 15° e il 17° secolo a Bergamo i Baschenis se ne contano sette fra i quali il più conosciuto è Evaristo. A Torino i Morgari dediti all’affresco e alla pittura, furono nove tra maschi e femmine. A Napoli i fratelli Postiglione: Raffaele e Luigi e i figli di quest’ultimo Salvatore, Luca e il nipote Giovanni Panza. Trapiantati a Torino da Crespellano i Gheduzzi: Ugo (il capostipite) e i figli di questi Augusto, Giuseppe, Mario, Cesare e poi Ugo figlio di Giuseppe (architetto scenografo e pittore).

 

Questa scheda (breve perché dell’artista si sa poco) è dedicata ad Augusto Gheduzzi figlio maggiore di Ugo e di Giuseppina Fornaciari che, negli anni dette alla luce oltre ad Augusto, Giuditta, Giuseppe, Mario, Cesare e Isolina ma Augusto di tutti fu anche il –maggiore- di statura essendo alto cm. 168. Va precisato che la famiglia proveniva da Pragatto frazione di Crespellano alla quale il “nostro” ci teneva e sovente i suoi elaborati portano oltre la firma anche la provenienza dell’artista stesso, così come Giovanni Rava amava segnarsi al retro dei suoi dipinti con la scritta “Giovanni Rava di Alba”. Il 25 maggio del 1883 (nel giorno in cui aveva termine il governo Depretis detto del trasformismo) nasceva in Crespellano il sunnominato Augusto.

Cresciuto nell’ambiente artistico del padre Ugo (pittore e capo scenografo del Teatro Regio di Torino) sin da piccolo fu dedito al disegno che coltivò sempre con fare rigoroso, anche in età adulta con un occhio particolare alla prospettiva cosa che espresse anche in scritti. Iscrittosi al Regio Istituto di Belle Arti di Bologna dopo il corso preparatorio, frequentò il biennio con ottimi risultati e, seppure giovanissimo ebbe riconoscimenti dalla critica e ottenne pure una medaglia d’oro. Nel 1899 fu a Torino per sostenere gli esami ed essere pertanto ammesso ai corsi dell’Accademia Albertina cosa che raggiunse dopo quelli di riparazione. L’anno successivo trasferì definitivamente il suo domicilio a Torino andando ad abitare col padre Ugo ma, nel corso dello stesso anno (20/9/1900) tutta la famiglia si trovò riunita nella capitale sabauda. I corsi di pittura all’Albertina erano tenuti dall’ormai anziano professor Pier Celestino Gilardi -1837/1905- (che da intagliatore in legno aveva poi compiuto il ciclo accademico con Andrea Gastaldi e potenziando in seguito le sue conoscenze studiando gli antichi maestri a Roma e a Firenze) e dal più giovane Giacomo Grosso -1860/1938- che gli subentrerà alla sua morte, mentre Andrea Marchisio e Paolo Gaidano insegnavano disegno e figura.

 

 

 

Augusto Gheduzzi - Giorno di mercato - Già mercato antiquario

 

Augusto Gheduzzi - Paesaggio innevato, 1912 - Già mercato antiquario

 

 

 

Diplomatosi con onore (fu l’unico dei fratelli a portare a termine gli studi) nel 1902 fu invitato per la prima volta alla Promotrice di Torino dove, espose l’opera –Sole d’estate- ma, alla Promotrice fu ancora presente negli anni successivi: 1903 con -Ritratto e Torrente-; nel 1904 con -Amici d’arte- (Ritratti di colleghi pittori); nel 1905 con –Autunno-; nel 1906 con –Sul finire dell’estate-; -Armonie campestri-; -Ritorno dal bosco- e nel 1907 con –All’abbeveratoio-.

 

 

 

Augusto Gheduzzi - Mietitura - Già mercato antiquario

 

 

Fu anche il primo dei fratelli a collaborare con il padre nelle grandiose scenografie che gli spettacoli del Teatro Regio di Torino richiedevano, basti ricordare –La passione di Cristo allo Stadium- e in questo lavoro mostrò tutta la sua bravura sino al 1925 quando il suo rapporto con Teatro Regio ebbe termine in seguito alla morte del genitore avvenuta l’undici novembre proprio di quell’anno. Sempre con il padre Ugo aveva contribuito a realizzare scenografie per i teatri lirici di Genova e Palermo.

 

 

Augusto Gheduzzi - Ritratto di commilitone, 1916 - Già mercato antiquario

 

 

Nel 1915 fece il suo ingresso anche al Circolo degli Artisti di Torino dove nel 1917 espose -Attività campestre- ma, lo scoppio della “Grande Guerra” che, dal 24 di maggio vedeva in campo anche l’Italia ne ridusse l’attività espositiva. Nel 1916 chiamato alle armi, fu a Bra presso la Caserma Umberto I° (la quale dopo la II Guerra Mondiale sarà intestata alla memoria dell’ufficiale Raffaele Trevisan medaglia d’oro al valor militare) dov’era di stanza in tempo di pace il 74° Reggimento di Fanteria. Augusto purtroppo soffriva di disturbi neuropsichiatrici (malattia del sistema nervoso con sintomatologia neurologica e psichica) che lo portavano spesso da stati di euforia, nei quali mostrando tutta la sua abilità nella ritrattistica eseguiva rapidi ritratti dei suoi commilitoni ad altri, di depressione durante i quali si rifugiava in se stesso. Tra ricoveri presso ospedali militari (Ospedale Militare di Savigliano; Ospedale Militare di Alessandria) e licenze per motivi di salute, finalmente nel 1918 l’Ospedale Militare di Alessandria gli riconobbe la sua infermità e, ottenne così il foglio di congedo assoluto per riforma in rassegna. Nel 1918 nel mese di aprile l’associazione Amici dell’Arte organizzò una mostra che si tenne presso l’Accademia Albertina e Augusto, vi espose –Vecchio cascinale-.

 

 

Augusto Gheduzzi - Vecchio cascinale, 1917 - Brà, collezione privata

 

 

Al termine della guerra, ritornò con più tranquillità al suo lavoro di pittore e di aiuto scenografo del padre Ugo presso il già menzionato Teatro Regio di Torino. Intanto anche i fratelli Giuseppe, Mario e Cesare collaboravano con il padre. Nel 1919 la Direzione dell’Accademia Albertina lo propose per il consiglio accademico. Dopo il 1925 Augusto fu pittore a tempo pieno realizzando ritratti a olio ma sopra tutto a matita, carboncino, tempera o tecniche miste non accontentandosi di riprenderne le linee essenziali ma carpendone l’essenza intima. Al riguardo, Antonio Oberti ha scritto: “Era convinto che l’arte esigesse studio profondo, riflessione e impegno e si dedicò ai ritratti con un’attenzione scrupolosa, scrutando a fondo nella personalità dei suoi soggetti, trasformando il colore in materia palpabile, tutta luce e spirito”.

Augusto non dimenticò il paesaggio al quale, si accostava sempre con vocazione e grande sentimento perché, come diceva Enrico Reycend “La natura è sempre delicata”. Nel 1928 fu presente per l’ultima volta alla Promotrice di Torino con l’opera –Prealpi biellesi-. Intanto i fratelli ammogliandosi, uno dopo l’altro avevano lasciato la casa paterna e con la morte della madre avvenuta nel 1939 alle soglie della seconda guerra mondiale Augusto era rimasto solo. Lo scoppio della guerra e i bombardamenti su Torino avevano reso pericoloso il viverci e, Augusto assistito dal fratello Giuseppe con la moglie di questi Livia Musso e il figlio Ugo sfollarono, ad Aglié Canavese dove, anche il pittore Giovanni Rava con la moglie Vittoria Stratta avevano trovato rifugio. La pittura, coltivata con grande amore e radicata nel più profondo del suo essere, fu espressione di gioia e sopra tutto di sofferenza ma, non venne mai meno e con l’aiuto del fratello Giuseppe prima e poi dell’altro fratello Mario i suoi lavori trovarono sempre acquirenti garantendogli una vita dignitosa. Nel 1969 ormai ottantaseienne, si spegneva in una Clinica di Piossasco trovando finalmente, quella pace che in vita gli era stata concessa solo a tratti: era il giorno di S. Stefano. Antonio Oberti ricordandone la memoria ha scritto: “Al di là della realtà esteriore, Augusto Gheduzzi si è sempre sforzato di assimilare con intelligenza l’universalità ideale della natura: visioni pacate e sincere che hanno sempre riportato un equilibrio rasserenante nella sua travagliata esistenza. Come il padre fu modesto e solitario rifugiandosi nella pittura che era la sua ragione di vita”.

 

 

Flavio Bonardo stragat@alice.it

 

 

Bibliografia:

A. Oberti – Arte Italiana Per Il Mondo – Vol. 1 – Edit.Celit – Torino 1974;

E. Bellini – Pittori Piemontesi dell’Ottocento e del 1° Novecento – Edit. Lib. Piemontese – Torino 1998;

AAVV – I Gheduzzi una famiglia di artisti – Visual Progect  S. C. – Zola Predosa 2010;

F. Lanza – Servizi Demografici Città di Piossasco – Piossasco 2017.