Massimo De Grassi

 

UN DIPINTO DI ANTONIO ARRIGONI IN MONTENEGRO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sono numerose e non ancora del tutto identificate le opere d'arte veneta presenti nelle chiese della costa montenegrina, e in particolare nelle bocche di Cattaro, estrema propaggine della Dalmazia e caposaldo della dominazione veneziana sui quei territori.

Tra queste, sfuggita a una catalogazione puntuale ma necessariamente non sistematica del patrimonio locale effettuata negli ultimi anni soprattutto dagli studiosi croati1, una paletta (145 x 73) conservata nella sacrestia della chiesa francescana di Santa Chiara ma senz'altro proveniente da un'altra sede, che rappresenta una sacra conversazione con San Gaetano da Thiene, san Francesco Saverio, un gesuita, la Vergine con san Giuseppe e la Trinità Un'iconografia insolita e verosimilmente legata all'ordine gesuitico, il cui convento più vicino era all'epoca attestato a Dubrovnik, da dove il dipinto forse proviene, anche se non è stato possibile rintracciare alcuna notizia sulla sua primitiva collocazione.

 

 

 

1 - ANTONIO ARRIGONI, Trinità e santi. Cattaro, chiesa di Santa Chiara.

2/3 - A. ARRIGONI, Trinità e santi, particolari.

 

La piccola pala, in buonissimo stato di conservazione e completamente ignota alla critica, mostra dei tratti stilistici sicuramente assimilabili a una cultura pittorica prossima a quella sviluppata a Venezia agli inizi del secondo decennio del Settecento, una delle cui "linee d'avanguardia" declina verso un "accademismo piegato a un'eleganza che prelude ad esiti rocaille"2. In particolare, per modalità compositive e conduzione pittorica, il dipinto pare riconducibile alla personalità di Antonio Arrigoni, il cui profilo è stato definito solo di recente3. Intorno a questo momento risalgono anche le prime attestazioni documentarie dell'attività del pittore nella città lagunare: l'iscrizione alla Fraglia per gli anni 1712 e 17124 e, come fonte indiretta ma estremamente affidabile, l'inserimento tra i quattordici specialisti "in istoria" nella Guida dèsup forestieri di padre Vincenzo Coronelli aggiornata dal nipote Vincenzo Maria nel 17135.

 

4 - ANTONIO ARRIGONI, Sacra conversazione. Goima, chiesa di San Tiziano vescovo.

 

Documentata al 1714 è una delle opere di Arrigoni che meglio si possono accostare alla tela montenegrina, la pala con la Madonna con il Bambino che offrono lo scapolare a san Tiziano, sant'Antonio da Padova e san Valentino nella chiesa di san Tiziano vescovo a Goima, in val di Zoldo6. Il dipinto presenta infatti una struttura compositiva simile, e simili sono anche alcuni snodi figurali come il sant'Antonio da Padova, vicinissimo nell'atteggiamento al san Gaetano della paletta di Cattaro anche per quanto riguarda la particolare articolazione delle dita della mano sinistra, per Arrigoni una sorta di marchio di fabbrica. Analoghe le considerazioni per i volti della Vergine che compaiono nei due dipinti, sostanzialmente identici nella costruzione pittorica e nella morfologia dei tratti somatici, con gli occhi semichiusi e le labbra distese in un impercettibile sorriso.

Alla figura del veneziano rimandano poi anche le scelte cromatiche, virate su registri di luminosità diffusa, tersa, e colori accesi, quasi squillanti, che denunciano il completo superamento di quelle istanze "tenebrose" che, sebbene attenuate dalla lettura della pittura di Antonio Balestra, ne avevano caratterizzato gli esordi. Basti pensare ad esempio alla testa del Redentore, similissima nella conformazione e nella stesura al Risorto in uno dei dipinti dedicati alle storie di santa Caterina nell'omonima chiesa vicentina6, ma con un viraggio chiaroscurale decisamente meno risentito. Quanto basta per confermare la paternità di Arrigoni per la tela montenegrina, finora l'unica sua attestazione su quel territorio. Nella sostanza si tratta di un'acquisizione che, se pure non modifica di molto il profilo già sufficientemente delineato dell'artista veneziano, contribuisce a certificare la sua fortuna, in quegli anni ormai allargata all'intero territorio soggetto alla Serenissima, compresi quindi i possedimenti dalmati.

 

 

 

Massimo De Grassi

 

 

 

NOTE

 

1 Si veda a tale proposito la campagna di catalogazione condotta dall'Università di Zagabria a partire dagli anni sessanta e coordinata da Grgo Gamulin. Un sunto organico dei risultati di questi studi è stato pubblicato nel numero monografico Grgo Gamulin octogenarius della rivista "Radovi Instituta za povijest umjetnosti" (14, 1990), con un utile indice topografico e il rimando a studi monografici condotti sui singoli dipinti. Per quanto riguarda invece la scultura veneta del Sei e Settecento presente sul territorio si rimanda a: M. DE GRASSI, Venecijanska skulptura u Boki Kotorskoj, Podgorica 2001.

2 G. FOSSALUZZA, Antonio Arrigoni "pittore in istoria", tra Molinari, Ricci, Balestra e Pittoni, "Saggi e memorie di storia dell'arte", 21, 1997, p. 178.

3Ivi.

4 E. FAVARO, L'Arte dei pittori in Venezia e i suoi statuti, Firenze 1975, pp. 155, 222.

5 V. M. CORONELLI, Guida d'/span> Forestieri per osservare il più riguardevole della cittò di Venezia colla di lei Pianta e col Protogiornale Perpetuo del Padre Coronelli, Venezia 1713, pp. 9-10; citato in G. FOSSALUZZA, Antonio Arrigoni ... cit., pp. 157, 198.

6 Per notizie storiche sulla pala cfr. F.. VIZZUTTI, Le chiese della forania di Zoldo. Documenti di storia e d'arte, Forno di Zoldo 1995, pp. 292-293. Per l'attribuzione ad Arrigoni: G. FOSSALUZZA, Antonio Arrigoni ... cit., pp. 178-212.

7 Cfr. G. FOSSALUZZA, Antonio Arrigoni ... cit., pp. 161-163.

 

 

Arte in Friuli, Arte a Trieste  N°23                                                                Edizioni della Laguna